ME NE STAVO TRANQUILLA ALLA MACCHINA DA CUCIRE….CHE LA FISICA QUANTISTICA SIA ANCHE LA DIMOSTRAZIONE NEL REALE DELLA FILOSOFIA PLATONICA? PUNTATA N° 1

Me ne stavo tranquilla alla mia macchina da cucire unendo in strisce triangoli equilateri, tagliati identici nella stoffa per ottenere forme sempre uguali a se stesse, che poi sarebbero diventati esagoni che poi sarebbero diventati un’intera coperta, quando la mia mente si è squarciata. Una folgorazione tipo S. Paolo che cade da cavallo… io dalla sedia non ci sono caduta, ma di sicuro un attimo di disarcionamento in aria l’ho avuto.
Ho visto il principio di Sovrapposizione di Schrödinger/Bohr come uno dei due elementi formanti la Diade nella Teoria dei Principi di Platone. Vi assicuro che un po’ Super Uomo mi ci sono sentita. Probabilmente è cosa ormai nota, ma non a me! Io per la prima volta capivo ed è per questo che sono rimasta quel momento fluttuante a guardare le due meraviglie che si erano manifestate e fuse ai miei occhi.
Ora vi porto con me in questo viaggio; prima nel pensiero di Platone, poi nella fisica quantistica, e infine vedrete perché sono caduta dalla sedia.”
Un po’ mi dilungo per far capire:
Platone ci ha fatto molti regali; il primo e più conosciuto è la realtà metafisica: ha inserito nel cervello della cultura occidentale la capacità di astrazione cioè quell’abilità di riportare il significato delle cose in modo oggettuale al di fuori della realtà stessa. Lui le ha chiamate Idee dal verbo greco Eidon che significa “vedere”. Vedere, oltre alla forma visibile delle cose anche la loro forma interiore, la loro essenza squisitamente intelleggibile.
Nel Fedone 99D-100A si legge: “Partendo dal postulato che esiste un Bello in sé e per sé, un Buono in sé e per sé, un Grande in sé e per sé e così di seguito… a me sembra che, se c’è qualcos’altro oltre al Bello in sé, per nessun’altra ragione sia bello, se non perché partecipa di questo Bello in sé, e così dico di tutte le altre cose…”
Da una parte: le Idee: intellegibili, Essenze nel senso più puro e totale, incorporee, realtà stabili ed eterne, assolute, unità; dall’altra: le realtà empiriche: sensibili, miste a non essere, corporee, corruttibili, relative, molteplici.
Ma cosa media tra i due livelli? Cosa rende partecipe un oggetto del mondo sensibile della sua normatività ontologica? Della sua Idea per intenderci? Secondo Platone è un principio ad operare l’imitazione assicurando così la partecipazione all’Idea. Platone chiama questo principio Intelligenza Ordinatrice ed usa come immagine il Demiurgo Artefice che attraverso gli Enti Matematici, le figure geometriche ed i numeri fa in modo che ciascuna cosa imiti il più perfettamente possibile i paradigmi ideali.
Artefice a parte e significato filosofico a parte, se ci riflettete un attimo, questo è il modo con cui il mondo occidentale in fondo oggi struttura il pensare.
Tornando al pensiero filosofico… qualcosa nel suo sistema però ancora non gli tornava; Platone capisce che sì aveva dato risposta alla domanda sull’essenza delle cose sensibili, ma il problema del rapporto tra essere e molteplicità non era stato risolto, ma solo, diciamo, spostato di luogo passando dal mondo sensibile (il nostro) al mondo metafisico (quello delle Idee).
“Perché e come dall’Uno derivano i molti?” la risposta a questa domanda la cerca non più nel mondo fisico, ma nel mondo della pura Essenza delle cose, nel mondo delle Leggi che governano la realtà.
Ed ecco che Platone ci fa un secondo regalo: la teoria “dell’Uno e la Diade” che entra nello specifico di cosa sia l’Essenza delle Idee risolvendo anche il problema della molteplicità, del divenire e del movimento nel mondo sensibile.
Nel Filebo 15E-17A Platone dice che l’Essere è la sintesi di Unità e Molteplicità, di determinante e indeterminato, di limitante e limitato.
L’Essere per lui è la mescolanza di una struttura bipolare di due principi: la Diade e L’Uno.
la Diade: una strutturale diseguaglianza metafisica, infinita grandezza ed infinita piccolezza, molteplicità in-determinata e in-definita.
L’Uno: una sorta di “equalizzatore del diseguale” che de-limita, de-termina, de-finisce l’Illimitato. Platone lo identificherà poi con Il Bene.
L’Essere, (che per Platone comprende anche il Non Essere in quanto “diverso da” e non “negazione di”), pertanto non coincide con il principio dell’Uno e nemmeno con il principio della Diade, ma è invece dato da:
Limite e Illimite e Mescolanza di limite ed illimite e Causa della mescolanza. (Filebo 25B-27C)
Fatemelo scrivere in altro modo:
Limite + Illimite + Mescolanza di limite ed illimite + Causa della mescolanza.
Illimite significa Infinito, un precedere sempre avanti e sempre indietro senza mai rimanere fermo.
Limite significa la capacità di determinare l’in-determinato con la mediazione numerica. E’ “l’Uno per natura”. Ha rapporto con le Idee ed in particolare con la loro struttura numerica.
Mescolanza di Limite ed Illimite significa l’effetto del limite sull’illimite; tutto ciò che è commisurato e proporzionato; è l’andare verso l’essere; l’assumere da parte dell’Inderminato-molteplice la determinazione dell’Uno. L’unità nella molteplicità.
La causa della mescolanza significa che se nel mondo delle idee, a livello intelleggibile, la mescolanza è eterna proprio per la natura bipolare dei principi e quindi non c’è causa, nel mondo sensibile del divenire è invece necessario un artefice, una causa efficiente, produttrice di tale mescolanza. Platone la indentifica nell’Intelligenza cosmica che chiama Demiurgo.
Essere = Uno e Diade
Essere = Uno+ Diade
Nella filosofia platonica l’azione dell’Uno sulla Diade ha come risultato il mondo delle Idee quindi gli Enti Matematici ed infine il Mondo Sensibile in rigida cascata verticale. Scendendo questa scala ontologica il rapporto diadico si inspessisce attraverso il Principio Materiale. Questo significa che l’azione dell’Uno sulla Diade riferita al mondo sensibile, assume spessore dando origine ad una forma di Essere intermedia tra Essere e Non Essere che è l’Essere in Divenire, l’Essere carne e ossa.
Per Platone il mondo sensibile, L’Essere in divenire, non è l’Essere vero, assoluto, ma ha Essere; ha un essere mutuato poiché non partecipa direttamente alle Idee, ma alle immagini delle Idee, ottenute attraverso la mediazione degli enti matematici, cui l’Artefice si rifà quando agisce come causa efficiente.
Pertanto il mondo sensibile è: immagine del modello intellegibile; è generato; è in movimento continuo, nasce in qualche luogo e nuovamente là perisce.
Conseguenza di questo ragionamento è che il mondo sensibile “acquista spazio” deve, cioè, essere dotato di un luogo ove hanno sede tutte le realtà che nascono e periscono a differenza delle realtà intellegibili in sè e per sé che non necessitano di spazialità.
Potremmo così dire che la realtà è un misto di due Principi: ciò di cui è immagine (l’Idea) e di un substrato (il Principio materiale) ove le immagini poggiano.
Le caratteristiche di tale substrato, del Principio materiale sono:
avere Spazialità eterna cioè essere il luogo ove hanno sede tutte le realtà sensibili. Senza di esso non ci sarebbe nessun tipo di generazione.
essere un ricettacolo che permane sempre identico nella sua struttura amorfa poiché non assume mai le forme delle immagini delle Idee che via via riceve, ma ne coglie solo le impronte.
Essere fonte di generazione per il suo movimento caotico, ossia essere una realtà che si muove e si agita in maniera disordinata e caotica recante in sé le tracce degli elementi.
Avere caratteristiche di necessità e causa errante ossia mancare totalmente di finalità e agire a caso ed in modo anomalo.
Per sintetizzare il Principio materiale è l’espressione della Diade a livello del mondo sensibile che, grazie all’azione del Demiurgo, plasma il Cosmo secondo le immagini delle Idee ordinandolo attraverso rapporti numerici; portando, cioè, la proporzione a ciò che si trova in una condizione priva di ordine: “mescolando i molti in uno e sciogliendo le cose dall’uno ai molti”.
Gli Enti matematici sono l’elemento mediatore tra ciascuna Forma del mondo delle Idee che è una e la sua moltiplicazione in una pluralità nel mondo sensibile.
L’attività creatrice del Demiurgo, Intelligenza che attua il Bene in senso globale, di portare l’Uno nei Molti attraverso gli Enti matematici ha come risultato:
la creazione del tempo inteso come era e sarà, copia mobile scandita secondo il numero dell’è eterno che permane nell’uno,
la creazione degli elementi: acqua, aria, terra e fuoco mediante forme geometriche e numeri che imbrigliano il principio materiale di per sé caotico secondo la struttura atomistica sulla base dei solidi geometrici regolati.
la creazione dell’anima del mondo attraverso una duplice mescolanza in senso verticale ed orizzontale che produce tre intermedi: l’Essere intermedio tra Essere Indivisibile e Essere divisibile, Identità intermedia tra Identità indivisibile e Identità divisibile, Differenza intermedia tra Differenza Indivisibile e Differenza divisibile. (questa la mescolanza in senso verticale). Quindi il Demiurgo compie una mescolanza tra Essenza, Identità e Differenza intermedie (mescolanza in senso orizzontale) a formare “un’unità derivante dalle tre realtà”. L’anima del mondo, grazie all’Intelligenza infusagli dal Demiurgo, partecipa del mondo ideale; con la sua struttura geometrico-dimensionale e matematica che coincide con l’armonia della musica. L’anima dei vari corpi fisici è creata con ciò che rimane della mescolanza dei tre elementi usati per creare l’anima del mondo mescolandoli nello stesso modo e rendendo così anche l’anima dei corpi immortale.
riscrivendo le formule precedenti si può dire:
Essere mutuato = Immagine dell’idea e Principio materiale e Artefice
Essere mutuato = Immagine dell’Idea+ Principio materiale + Artefice
Riassumendo tutto questo discorso:
Uno e Diade => Idee (Numeri e figure Ideali, Idee generalissime e Metaidee, Idee Particolari)
Azione del Demiurgo attraverso mediazione Enti matematici =>
Idea e Principio materiale => creazione del mondo, degli elementi, dell’anima nelle sue varie espressioni
Veniamo alla fisica quantistica.
All’inizio del novecento la conoscenza scientifica non stava più al passo dei risultati degli esperimenti, più l’uomo scopriva l’infinitamente piccolo, più la fisica classica intesa come un insieme deterministico di leggi che regola e spiega i sistemi fisici dava risultati del tutto inadeguati. Agli studiosi non restò altro che andare a cercare altre leggi per spiegare ciò che osservavano.
Quegli uomini accademici non discutevano dell’Essenza delle cose, ma di luce. Il loro grande tormento era di cosa caspita fosse fatta la luce: particelle o onde?
Pareva che la luce studiata da Young e poi codificata da Maxwell, fosse un’onda che ben spiegava il fenomeno dell’interferenza; la luce studiata da Einstein si comportava invece come un insieme di particelle. E ciò era talmente vero che Einstein vince il premio Nobel per la sua interpretazione dell’Effetto Fotoelettrico.
Relativamente all’ Interferenza tutto dipendeva dall’intensità della luce, relativamente all’Effetto Fotoelettrico invece tutto dipendeva dalla sua frequenza.
Ma come era possibile che in alcuni esperimenti la luce si comportasse come un’onda ed in altri come un insieme di particelle?
Gli scienziati ci persero le notti….
Alla fine dovettero arrendersi all’evidenza: la luce a volte si comportava come un’onda a volte come una particella, fatto che infastidiva molto quelle teste studiose perché non trovare una risposta univoca all’interno della fisica era, fino ad allora, inammissibile…ma le evidenze degli esperimenti erano incontestabili su ciò.
E’ qui che nacque una nuova fisica: la Fisica Quantistica.
Nel 1927 Heisenberg formulò il Principio di Indeterminazione.
Se si sparano degli elettroni attraverso una membrana con due fori e si va a vedere come essi arrivano su un supporto dietro ai fori la loro distribuzione dimostra che è avvenuto il fenomeno dell’Interferenza cioè la somma degli elettroni arrivati non è uguale alla somma degli elettroni passati dai due fori. Nessuna traiettoria riesce a spiegare la figura dell’interferenza e ciò presuppone pertanto un comportamento “a onda” degli elettroni stessi.
Se però si va a mettere una lampadina dietro ai fori per vedere come gli elettroni passano si vede che effettivamente gli elettroni passano da una fessura o dall’altra, ciò significa che non c’è stata interferenza e che pertanto gli elettroni si sono comportati come particelle.
Ohibò!
Il fatto di aver misurato dove vanno a passare gli elettroni ha modificato il comportamento degli elettroni.
Possiamo osservare gli elettroni senza disturbarli?
Possiamo osservare la traiettoria durante il fenomeno dell’interferenza magari modificando gli esperimenti?
I fisici ci hanno provato in tutti i modi, ma i risultati hanno dimostrato di no; ciò significa che istante per istante l’elettrone non ha una posizione ed una velocità determinate ed osservabili che possiamo descrivere con una curva.
Questo è il principio di Indeterminazione che dice che: “il prodotto delle incertezze di posizione e velocità deve essere sempre maggiore o uguale di un certo valore minimo”.
Misurare la posizione dell’elettrone con la lampadina significa diminuire l’incertezza sulla sua posizione ma ciò fa obbligatoriamente aumentare l’indeterminazione della sua velocità e questo ha come conseguenza il fatto che non posso fare una misura senza modificare lo stato di un sistema.
Va notato che il principio di indeterminazione, che si è visto valido per qualsiasi proprietà fisica, non esprime un limite dell’apparato di misurazione, ma è una caratteristica del sistema stesso.
Tornando al comportamento dell’elettrone c’è un’altra incredibile caratteristica con cui gli studiosi hanno dovuto venire a patti. La matematica che descrive il fenomeno dell’interferenza degli elettroni è la medesima che descrive un’onda nella fisica classica:
per l’onda I=H² (intensità = ampiezza al quadrato)
quindi relativamente ai due fori del famoso esperimento: I(1,2) = (h1+h2)²
per l’elettrone P= ɸ² (possibilità= ampiezza della possibilità al quadrato)
quindi relativamente ai due fori sempre del famoso esperimento: ɸ(1,2) = (ɸ1+ɸ2)²
ciò significa che la Possibilità da parte dell’elettrone del suo passaggio dalla fenditura 1 e 2 è data dal quadrato della somma dei due passaggi stessi e cioè in qualche senso l’elettrone passa sia dalla fenditura 1 che dalla fenditura 2 simultaneamente senza spezzarsi mai perché arriva sul supporto retrostante sempre come particella. (non hanno mai trovato mezzo elettrone spiaccicato su di esso)
In altre parole. L’elettrone si comporta come singola particella unica e distinguibile, ma in qualche senso attraversa le due fenditure simultaneamente perché la sua ampiezza è la somma delle due ampiezze.
Questo si chiama Sovrapposizione Quantistica e cioè l’elettrone si trova in uno stato di sovrapposizione delle due posizioni non è nella posizione 1 né nella posizione 2.
E questo si è scoperto che vale per tutte le proprietà fisiche di un dato sistema.
I due stati esistono simultaneamente.
Luce= onda + particella
Luce = onda e particella
La sovrapposizione ha fatto capire agli studiosi che le proprietà fisiche di un sistema non sono reali nel senso che non preesistono la misura che le determina.
Nel momento in cui accendiamo la lampadina l’elettrone non passa più in sovrapposizione tra le due fenditure, ma viene ad acquisire una posizione determinata. La 1 o la 2.
La misura cancella la sovrapposizione. Provoca il collasso. Le proprietà fisiche dei sistemi vengono a manifestarsi
Particella = Luce + collasso
Particella = Luce e collasso
Spingendosi oltre cos’è il sistema di misura? È un secondo sistema che agisce con l’elettrone e ciò significa che si hanno semplicemente due sistemi che interagiscono e che seguono le medesime leggi.
Come fa la misura a provocare il collasso? In altre parole cosa provoca il collasso in uno stato ben definito? Secondo una serie di esperimenti fatti all’interno della meccanica quantistica nulla lo provoca.
Infatti se si considera l’evoluzione temporale dei sistemi fisici essa è descritta dall’equazione di Schrodinger che è un’equazione lineare e cioè se consideriamo come condizione iniziale una sovrapposizione in assenza di collasso l’elettrone si troverà in sovrapposizione, ma anche lo strumento di misura si troverà in sovrapposizione cioè con la lancetta che segna simultaneamente due grandezze.
Realtà = gatto vivo e gatto morto
Realtà = gatto vivo + gatto morto
Questo, però, nella realtà macroscopica non lo abbiamo mai visto; e allora si apre un problema concettuale:
se chiudo un gatto assieme ad un nucleo di Azoto che decade ogni dieci minuti in una scatola e legato al nucleo di azoto metto un martello che ad ogni decadimento cade a sua volta su una fialetta di cianuro ogni dieci minuti il gatto potrà essere o vivo o morto. Se allora andiamo a fare una previsione dei risultati dell’esperimento con l’equazione di Schrodinger saremmo obbligati a dichiarare che i due sistemi gatto e nucleo di azoto-con martello-su fialetta di cianuro prima dell’esperimento si troverebbero in sovrapposizione quindi il gatto nella scatola sarebbe sia vivo sia morto.
Solo l’apertura della scatola farebbe collassare il gatto nella vita o nella morte….
Dobbiamo per forza validare l’esistenza del collasso per non arrivare a dover sostenere che il gatto sia vivo e sia morto in contemporanea. Come se il collasso non fosse altro che una parte del espressione, uno dei termini.
Gatto vivo= gatto vivo e gatto morto e collasso
Gatto vivo= gatto vivo + gatto morto + collasso
È qui che io sono caduta da cavallo….
Ma se…
… Ma se la Diade fosse la Sovrapposizione Quantica? L’eterno ove tutto esiste e non esiste allo stesso tempo? il posto della “e” e del “+”?
… Ma se il Collasso fosse l’Uno, quell’azione delimitante che fa accadere il reale? Che lo spessora nella materia? Una specie di imperativo categorico della natura che non ha nulla a che vedere con l’etica, ma solamente con la struttura dell’essere?
Nel microscopico è l’osservazione che decide quale stato il sistema fisico manifesta. L’osservazione non ne decide il contenuto, ma lo determina nella sostanza. Lasciandosi lo spazio per la scoperta.
Allora mi chiedo ma cos’è il macroscopico? Beh se dovessi dedurlo da Platone è
Limite + Illimite + Mescolanza di limite ed illimite + Causa della mescolanza.
osservazione e sistema e somma infinita di (osservazione e sistema) e causa della somma infinita di osservazione e sistema
osservazione + sistema + somma infinita di (osservazione + sistema) + causa della somma infinita di osservazione + sistema
e questo significa che il destino del gatto dipende da un imperativo categorico che agisce su un sistema ripetuto all’infinito il cui risultato è funzione della sua somma; se la somma è pari il gatto è vivo se è dispari il gatto è morto come quando si chiede ad una margherita se lui ti ama oppure no.