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Il sapore speciale della vita

Riuscite a ricordare il primo momento dal sapore speciale della vostra vita?
Il suo sapeva di polenta e latte.
Accadde nell’estate dei suoi dieci anni, quando ancora era la Regina della Collinetta. Come aveva fatto a diventare Regina?
Questo ve l’ho già raccontato!
A quei tempi il mondo era facile; aveva solo 4 classificazioni: scuola, vacanza, maschio, femmina.
Mentre le prime due categorie erano chiare in testa a tutti, le ultime due non poi così tanto. Si sapeva che tutti gli esseri viventi erano divisi in due grossi gruppi: maschi e femmine a parte le lumache che boo!
Quello che ti faceva appartenere all’uno o all’altro gruppo era semplicemente il modo in cui facevi pipì, perché la cacca la facevano tutti comunque nello stesso modo.
Insieme alla cacca qualsiasi altra azione della vita era svolta ugualmente sia che si fosse maschi o femmine. Così, essendo identici se non per quell’unico bisogno, tutti i ruoli di quella società fanciulla erano declinati sia al maschile che al femminile, e lei essendo un capo e femmina era diventata regina.
Ovviamente esisteva anche lui, il capo maschio, che facendo pipì nell’altro modo, era invece ritenuto il Re della Collinetta. Loro erano di regal nascita semplicemente perché nati per primi.
Erano grandi amici, si cercavano sempre, organizzavano i giochi assieme, si scazzottavano spesso tra loro, si prendevano in giro e si difendevano l’un l’altra. A correre…. lui la batteva di poco, essendo più grande, ma non doveva distrarsi se voleva vincere; a botte… lei era pericolosa perché le dava di santa ragione e spesso aveva la meglio; a salire sugli alberi… ognuno di loro ne aveva conquistato uno alto, così erano pari; a giocare al pallone… lei era brava in porta per il resto faceva schifo, lui era bravo ovunque; a sciare… lei era brava, lui un imbranato; … lei non diceva parolacce, lui sì; …lei conosceva tutti, lui non così tutti; per il resto…andavano entrambi a scuola e andavano in vacanza sempre nello stesso posto.
Queste erano cose naturali, date dal fatto di essere bambini.
La vita era così, non cambiava mai, punto!
Quell’estate verso inizio settembre venne organizzata una festa al ChicchiBum, chissà come mai? Non lo avevano mai fatto prima! … Comunque … tutti i bambini furono costretti a parteciparvi essendo ancora obbligatorio per tutti seguire i genitori. Erano una bella ciurma che rasentava le cinquanta teste.
Il Chicchibum, luogo non lontano dalla Collinetta, era normalmente off limits per i bambini dato che per arrivarvi bisognava attraversare una strada trafficata e la cosa non veniva ancora loro permessa; pertanto quella appariva un’interessante trasferta perché si sarebbe potuto giocare, cosa rara, con i bimbi vicini.
Immaginatevi il lavoro del re e della regina: la preparazione al viaggio, il coordinamento delle truppe, l’assegnazione dei ruoli una volti arrivati, cosa fare e cosa non fare a seconda di cosa facevano gli altri….
Il giorno arrivò e la festa iniziò.
Allo scrocchio dell’una la polenta fu pronta. Ai bimbi toccò polenta e latte. Vennero tutti richiamati dai giochi, messi in fila e serviti. Anche al re e alla Regina venne riempito il piatto fondo e consegnato un cucchiaio. Lui le disse: “vieni con me, non farti vedere.” Lei gli corse dietro. Si ficcarono a mangiare sotto ad un tavolo di plastica bianca coperto da una grande tovaglia. Lui fece in modo che la tovaglia li nascondesse da tutti, grandi e bambini. “Ecco qui non ci trova nessuno possiamo starcene un pochino soli io e te! Ti piace la polenta?” disse lui abbracciandola e cercando contemporaneamente di non rovesciare il contenuto del piatto. Lei si girò verso di lui trovandosi con il viso stranamente troppo vicino al suo naso e, guardandolo, gli vide uno sguardo appiccicato agli occhi che non gli aveva mia visto addosso. Un brivido come non ne aveva mai provati le corse giù lungo tutta la schiena e lo stomaco le si ribaltò, poi, come d’incanto, perse tutta la sua sicurezza e spavalderia. Si senti disarmata e spaventata da quella strana nuova intimità. Sentì che tale vicinanza di colpo aveva creato una distanza incolmabile tra lei ed il suo amico maschio. Nel giro di uno sguardo lui non era più il lei maschio, ma un essere distinto capace di far sorgere profonde e bellissime emozioni.
Qualcosa del genere doveva essere successo anche a lui perché quello sguardo ravvicinato per un attimo le parve come imbarazzato ed assieme emozionato. L’occhiata li zitti  entrambi e modificò per sempre il loro sorriso da spensierato a complice.
Finirono la loro polenta e latte nascosti al mondo, ma presenti l’un l’altro come mai prima.
Fu così che sotto a quel tavolo, con la polenta in bocca e la faccia del suo amico a un centimetro dal naso, Lei trasformò lui in Lui, estinse la propria fanciullezza e fece nascere una realtà sconosciuta e tutta da scoprire.
Il mondo dei maschi da allora non fu mai più lo stesso per Lei.