Alla luce fioca

La luce fioca della lampada a pavimento ritaglia a cono il buio della notte facendo alba sul piccolo tavolo rotondo, universo del mondo sospeso e dormiente. Oltre la finestra, sua sorella spruzza abbagli al variopinto verde delle foglie che un alito di vento smuove dall’immobilità della notte.

Specchio ove si infrange la realtà onirica del giorno speso in dimenticate attività.

Sulla superficie cerulea le idee concatenano parole che si imprimono rilevando i bordi in un delicato ricamo ormai sbiadito agli occhi stanchi. Ricordo di un concetto che fu e più non è.

Incurvata in quell’atto continuo e grave, dimentica di fatiche e notte stava come presa da divina presenza cui nulla negare. Il vestito pesante lambiva il suolo ora distaccandosi ora toccandolo nel movimento congiunto del corpo all’animo bramoso di conquiste. I guanti tagliati e lisi coprivano le dita come una carezza data e non ritirata e la voce imbiancava l’aria dentro al quel sogno sognato o forse sveglio.

In testa il chiodo fisso di un’esistenza condivisa anche se solo con quelle sparute parole tremolanti di stanchezza.

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