Creazione

Domani è un nuovo inizio, atteso, desiderato, nel profondo un poco temuto, vorrei mettere nelle vostre tasche un piccolo amuleto, un peperoncino scaccia scarogna.
Vorrei mettervi un Mezuzah, il contenitore di pergamene posto a segnale sugli stipiti degli ingressi affinché la piaga vendicativa di Dio, vedendolo, colpisca altrove.
Allora appallottolo la Creazione, quella che già è stata, e ve la ficco in tasca mentre siete distratti, ma lascio l’ultimo foglio bianco affinché voi possiate scriverci il vostro finale.
Domani vivendo.
בהתחלה
“In Principio” scritto da destra a sinistra.
“In principio Dio creò il cielo e la terra”
La prima lettera della bibbia in ebraico è “Bet” “In”, una consonante e una preposizione, una specie di C aperta verso il foglio bianco.
In principio …. ma cosa c’era prima mi sono sempre chiesta bambina ….
La Bibbia non lo dice, la prima lettera ti impone di non guardare indietro, di guardare avanti.
Ma io voglio sapere cosa sia avvenuto prima della creazione.
Per scoprirlo ho lasciato scorrere le parole del primo libro della Genesi.
La Bibbia presuppone che prima ancora dello spazio e del tempo ci fosse Dio.
Dio era il “Non Essere”.
Poi, però, Dio decide di creare qualcosa altro da sé, come se avesse sentito una Mancanza, un vuoto interiore, che gli abbia fatto sorgere un Desiderio, un desiderio di Creato.
Di Essere.
Ma lui è “ciò che è” nel non essere, e, per poter dar vita al Creato, deve rendere il vuoto del suo desiderio un vuoto concreto e solo allora lo potrà riempire d’altro.
Dio deve ridimensionarsi, deve farsi più piccolo se vuole creare.
Questo tace la Bibbia, il primo grande atto che fa Dio: una contrazione foriera di nuova Creazione.
Facendosi piccolo a Sé, Dio trasforma parte del “Non Essere” in “Essere”.
La genesi scrive: “In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.”
La prima forma di essenza è un ammasso senza forma, senza ordine, senza tempo.
Poi Dio fa una cosa strepitosa, si mette a parlare e pronunciando parole crea emanazioni da sé che non sono sé.
Emanando fa ordine.
Sia la luce.
Sia il cielo.
Siano le acque separate dall’asciutto.
Siano i germogli, le erbe e gli alberi da frutto.
Siano il sole, la luna e le stelle
Che le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra.
Che la terra produca esseri viventi: bestiame, rettili e animali selvatici.
Sia l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza.
Ad ogni emanazione, Dio si ferma, contempla, vede che è cosa buona e nel suo vedere il Bene da luogo al tempo scandendo i giorni.
C’è un’unica Identità del suo creato per la quale Egli si renda anche Artefice: è l’Uomo.
“Allora, il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.”
L’umanità nasce come emanazione di Dio, ma nasce anche come sua creazione oggettuale.
Esce dalla testa di Dio e dalle sue mani.
Nasce come pensiero e come artefatto.
Poi Dio si riposa e l’Uomo vive nel giardino dell’Eden.

Dio trasforma il “Sé non Essere” in “ Sé Essere” per una Mancanza ontologica che crea un Desiderio ontologico così forte da immaginare uno spazio fuori, limitante del Sé, ove collocarvi la sua Creazione ancor prima dello spazio e del tempo fisico.
Dio limita l’Illimitato.
Poi, emanandosi attraverso il soffio delle parole, sversa nell’umanità, assieme a se stesso, anche quel vuoto e quel desiderio e nel passaggio da “Non Essere” a “Essere” vuoto e desiderio diventano la nostra Anima.
Quale Artefice dell’Uomo nel plasmarlo Dio innesca l’Anima a tendere a ciò che è.  A realizzare la propria natura.
Così, nel passaggio da “Non Essere” a “Essere” vuoto e desiderio diventano anche la nostra libertà che rifiuta di stare a lungo nell’attualità e riconosce a se stessa, quale anima, quell’essere mancanza ed assieme seme.
Quell’essere capacità di potenza: quel saper, cioè, sempre immaginare l’oltre.
Domani è il nostro oltre, a ognuno di noi scriverlo.

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