CHE LA FISICA QUANTISTICA SIA ANCHE LA DIMOSTRAZIONE NEL REALE DELLA FILOSOFIA PLATONICA? PUNTATA N° 2
So che per molti sono parole senza senso, ma io adoro stare sul precipizio del non senso quindi ci penso ancora un poco al mio Continuumquantoplatonico
Si ho dato un nome a questo insieme di pensieri.
Dalla puntata 1 alla mia macchina da cucire:
… Ma se la Diade fosse la Sovrapposizione Quantica? L’eterno ove tutto esiste e non esiste allo stesso tempo? Il posto della “e” e del “+”?
… Ma se il Collasso fosse l’Uno, quell’azione delimitante che fa accadere il reale? Che lo spessora nella materia? Una specie di imperativo categorico dei sistemi fisici che non ha nulla a che vedere con l’etica, ma solamente con la struttura dell’Essere?
Nel microscopico è l’osservazione che decide quale stato il sistema fisico manifesta. L’osservazione non ne decide il contenuto, ma lo determina nella sostanza. Lasciandosi lo spazio per la scoperta.
Allora mi chiedo ma cos’è il macroscopico? Beh se dovessi dedurlo da Platone è
Limite + Illimite + Mescolanza di limite ed illimite + Causa della mescolanza.
osservazione e sistema e somma infinita di (osservazione e sistema) e causa della somma infinita di (osservazione e sistema)
osservazione + sistema + somma infinita di (osservazione + sistema) + causa della somma infinita di (osservazione + sistema)
e questo significa che il destino del gatto dipende da un imperativo categorico che agisce su un sistema ripetuto all’infinito il cui risultato è funzione della sua somma; se la somma è pari il gatto è vivo se è dispari il gatto è morto come quando si chiede ad una margherita se lui ti ama oppure no.
Lasciate che la mia mente torni libera all’Imperativo Categorico quale fondante la struttura dell’Essere, quale sua disposizione strutturale per intenderci.
E per intenderci ancora meglio quando parlo di Essere intendo il reale in tutti i suoi aspetti fisici, metafisici, microscopici, macroscopici, relazionali, psicologici, e pure tutti i loro contrari.
Se il livello quantistico non osservato è Diade ove le particelle si trovano nello stato di sovrapposizione ed indeterminazione ed il passaggio al macroscopico è dovuto all’ Imperativo Categorico Strutturale che fa accadere il reale cioè definisce e determina la realtà come noi la vediamo e pensiamo, mi chiedo che cosa sia questo imperativo Categorico Strutturale che fa collassare la funzione d’onda, la diade in realtà?
Prima di proseguire devo chiarire un altro concetto: per Emergenza Forte in fisica si intende una proprietà che emerge da un sistema complesso ma che non è in alcun modo riducibile, nemmeno in linea di principio ai componenti base del sistema. Una proprietà diciamo ontologicamente nuova che sfuma il sistema di base in quello complesso; proprietà, cioè, non presente a livello quantistico che emerge necessariamente da quella struttura; proprietà sì ontologicamente nuova, ma strutturalmente radicata.
Ho pensato che l’imperativo categorico strutturale sia ciò che attiva l’Emergenza Forte.
Riprendendo allora il mio pensare sul ciglio del precipizio del non senso:
Forse la sovrapposizione che collassa in stati definiti di un sistema potrebbe essere vista come un’Emergenza Forte ove il reale macroscopico emerge dal quantistico, ma con proprietà tipo la definitezza, lo spazio, il tempo, la coscienza che non si esprimono a livello quantico.
Il macroscopico ha spazio rispetto al microscopico così come il mondo sensibile di Platone acquista spazio rispetto al mondo Metafisico grazie all’Intelligenza Ordinatrice che tramite l’uno struttura la Diade.
Tutte queste caratteristiche del macroscopico pertanto non sono “riducibili” alla sovrapposizione, ma da essa emergono quando un sistema quantico si decoerenzia.
I fisici faticano a rendere questo passaggio un’espressione matematica. Una definizione. Ancora non sono riusciti a descrivere, calcolandolo, il collasso della funzione d’onda nel macroscopico reale, magari Platone potrebbe cambiare loro il punto di vista….
Riassumo per essere chiara a me stessa:
Diade= sovrapposizione= funzione d’onda
Uno= Collasso = Imperativo Categorico Strutturale della natura
Imperativo Categorico Strutturale => Emergenza Forte => proprietà ontologicamente nuove emergono
Quindi, se volessi sovrapporre Platone ai Quanti, la decoerenza, cioè l’abbandono dello stato di sovrapposizione dovuto all’interazione del sistema quantico con un altro sistema complesso, è dovuta al ripetersi infinito delle interazioni nel sistema stesso che hanno come prodotto finale la definitezza medesima del sistema stesso.
Per quello che ho descritto prima, la causa non è agente dall’esterno del sistema, ma è parte della sua struttura formale intrinseca. La decoerenza, pensata così, non è altro che la manifestazione fisica di quell’imperativo formale.
La decoerenza è il collasso che accade necessariamente quando avviene la continua rigenerazione su se stesse delle interazioni quantiche: (interazioni quantiche) ^∞
Mi spiego meglio:
Cosa fa accadere le interazioni? Un Imperativo Categorico interno all’Essenza del Reale; un’Emergenza Forte della struttura formale per cui (interazioni quantiche) ^∞ DEVE collassare in definitezza macroscopica.
L’Emergenza Forte è la legge stessa dell’essere o meglio è la forma dell’Essere quando si itera all’infinito.
O meglio ancora: quando si ha una somma infinita di sovrapposizioni che interagiscono, per necessità ontologica interna emerge la definitezza proprio perché questa è la struttura formale dell’Essere iterato all’infinito.
È l’imperativo Categorico Strutturale della natura, la legge formale interna che fa sì che il macroscopico emerga necessariamente del quantico quando esso è iterato infinitamente.
Cosa succede se riporto questa piccola intuizione nella definizione del reale dedotta direttamente da Platone?
Platone:
Limite + Illimite + Mescolanza di limite ed illimite + Causa della mescolanza.
Livello quantico:
osservazione + sistema + ∑∞(osservazione + sistema) + causa ∑∞(osservazione + sistema)
Sistemi macroscopici:
(interazioni quantiche) ^∞ = ∑∞[ osservazione + sistema + ∑∞(osservazione + sistema) + causa ∑∞(osservazione + sistema)]
Nuova domanda: perché esiste questa necessità formale, questo imperativo ontologico?
Seguendo il mio pensiero, esiste perché è parte strutturante del reale, tipo le pareti per una casa, ma se andiamo un poco più a fondo: l’infinitamente piccolo in sovrapposizione, visto dal mondo reale, è totale disordine: non c’è legge se non la sovrapposizione, non c’è fenomeno, c’è solo Diade. Per passare dalla funzione d’onda dell’infinitamente piccolo, ai sistemi macroscopici che sono il reale di cui noi facciamo esperienza i sistemi quantici devono dare a se stessi un ordine che dal nostro punto di vista sono le leggi fisiche classiche. Dal punto di vista dell’Essere è un ordine, una delimitazione formale.
Se la realtà come noi la percepiamo fosse sensibile a tutti i moti di agitazione termica disordinati che agitano gli atomi e non permettono loro di darsi un ordine il mondo macroscopico ne uscirebbe inesistente. Ne consegue che il macrocosmo assume un numero di atomi talmente elevato per cui “le leggi statistiche incominciano ad operare ed a dirigere il comportamento dell’insieme con un’accuratezza crescente via via che aumenta il numero di atomi in gioco.” (E.S.Schrodinger Cos’è la vita pag.27)
Il macroscopico è un’organizzazione ordinata che funziona secondo le leggi della fisica classica perché “un numero sterminato di atomi è di gran lunga troppo rozzo per poter essere impressionato dall’urto di un singolo atomo.” (E.S.Schrodinger Cos’è la vita pag.24)
Se ci penso bene, prendere ordine attraverso le leggi della fisica classica per passare dallo stato quantico al macrocosmo equivale all’inspessimento che trasforma la Diade del mondo metafisico in Principio Materiale del mondo fisico nella filosofia platonica.
Voglio qui ricordare quali siano le caratteristiche del Principio Materiale:
avere spazialità -che porta lo spazio
essere un ricettacolo delle immagini delle Idee – è la i che sta dentro all’equazione della fisica quantistica; è la finestra per la determinazione
(questo vi sarà chiaro andando avanti nella lettura)
essere un movimento caotico – che porta il tempo
essere fonte di generazione di acqua, aria, terra e fuoco – che porta la vita
avere caratteristiche di necessità e causa errante – che porta l’imperativo categorico strutturale
Guardo la cosa da un altro punto di vista:
Lo stato quantico in pura sovrapposizione ha entropia nulla.
Ma poi, le infinite interazioni quantiche si gerarchizzano collassando nella decoerenza; stabilizzando i microstati della realtà quantica nel macrostato della realtà macroscopica ad entropia elevata; procurando quella realtà decoerenzata nella quale noi siamo immersi: il corpo umano che funziona come una macchina, il sistema solare che ci permette la vita, il nostro pensare che ci permette il metafisico, la nostra coscienza che ci fa dare giudizi…
Forse la legge dell’entropia che passa dallo stato nullo allo stato elevato è ciò che attiva l’Emergenza Forte; è il mio Imperativo Categorico Strutturale.
Dentro a tale passaggio si pone la manifestazione visibile dell’Essere, il reale, fatto di tempo, spazio, materia e pensiero; elementi non fondanti, ma emergenti.
Guardiamo la cosa in termini di ordine e disordine di cui l’entropia è misura:
In un sistema isolato, inanimato, l’aumento di entropia cioè l’aumento di disordine dovuto a qualsiasi agitazione interna in un tempo assai rapido arriverà al suo massimo. Il livello di entropia massima è uno stato di equilibrio termodinamico.
I sistemi viventi che non sono isolati non tendono a raggiungere il massimo di entropia velocemente, ma mostrano invece un grado di equilibrio assai elevato; mostrano un’attitudine a non passare dall’ordine al disordine in tempi brevi. Mostrano un’attitudine a non morire. Mostrano un’attitudine a mantenere l’entropia in equilibrio.
Lo scambio nel proprio interno porta l’aumento di entropia che permette ai sistemi isolati di arrivare e mantenere nel tempo lo stato di equilibrio termodinamico, uno stato che non sente più la necessita di evolvere in altro. Anche i sistemi viventi aumentano continuamente la loro entropia, ma attraverso il metabolismo assumono entropia negativa dalll’esterno che mantiene costante il rapporto a livelli di bassa entropia. Lo scambio continua ad avvenire. L’Entropia negativa è il contrario del disordine cioè è l’ordine. Pertanto i sistemi viventi, come dice Schrodinger, assumono ordine dall’ambiente.
Quindi lo strutturarsi dei sistemi quantici che ho richiamato prima, l’imperativo categorico strutturale, l’Emergenza forte altro non è che questo: un assumere entropia negativa, un ordinare se stessi al fine di non rientrare nella funzione d’onda.
Che per i sistemi viventi si chiama metabolismo mentre per i sistemi isolati, inanimati, è il rapido raggiungimento dell’equilibrio termodinamico.
L’imperativo categorico strutturale è lo stesso — la struttura formale dell’Essere che si itera sulle proprie interazioni interne. La differenza è che nei sistemi viventi questo processo si autoalimenta attraverso lo scambio, nei sistemi isolati si esaurisce nell’equilibrio.
Questo mi ricorda tanto Platone che alla fine del suo pensare fa coincidere l’uno elemento de-limitante con il bene…… ma torniamo allora alle formule:
questa è la formula del mio pensare finora:
(interazioni quantiche) ^∞ = ∑∞[ osservazione + sistema + ∑∞(osservazione + sistema) + (klogD)∑∞(osservazione + sistema)]
L’entropia zero = al massimo ordine = indifferenziazione totale=equivalente ontologico del non essere inteso come essere diverso dall’essere. Ho ribaltato il concetto cui siamo abituati a pensare massimo ordine equivale all’indifferenziazione totale del caos. Secondo questo ribaltamento, un caos ordinato, non in movimento, fisso, morto. Un caos Diade senza l’Uno.
Ma allora…
Il Big Bang entropia zero è la Diade senza l’Uno, ontologicamente morto.
L’espansione dell’universo entropia aumenta, è l’Uno che struttura la Diade, avviene la differenziazione, è vita ontologica.
Questo significa che il disordine crescente non è degenerazione, è generatività. L’universo che si disordina è l’universo che si fa reale, che si differenzia, che acquista futuro.
Generatività intesa come continuo riequilibrio per mantenere le strutture costanti, regolate secondo leggi stabili.
Il disordine crescente diviene il meccanismo di mantenimento della struttura dell’Essere.
L’Imperativo categorico Strutturale non produce definitezza una volta sola, ma è un processo continuo di riequilibrio che sostiene la realtà del tempo. E’ relazione tra i sistemi.
Mangiare entropia negativa significa usare l’entropia per vivere, per stare lontani dall’equilibrio della morte.
La vita allora è un processo che trasforma il disordine in struttura.
Ora per gioco lasciatemi richiamare le formule che tutti voi già conoscete, prendetele come un gentile excursus del sapere umano.
Formula della fisica classica:
F = ma — forza uguale massa per accelerazione. Conosci la forza e la massa, calcoli esattamente dove andrà l’oggetto. Nessuna sorpresa. La materia è fatta di particelle. Il reale è deterministico e simmetrico.
Formula di Einstein:
E = mc² — energia uguale massa per velocità della luce al quadrato. Einstein dice che massa ed energia sono la stessa cosa. Una piccola massa corrisponde a energia enorme. Cambia il concetto di materia ma il mondo resta deterministico.
Formula della fisica quantistica:
XP – PX = iħ — posizione e quantità di moto non sono grandezze ordinarie — sono operatori che non commutano. XP ≠ PX. La differenza tra misurarli in un ordine o nell’altro non è zero — è iħ. Questo è il cuore formale dell’indeterminazione. Non è ignoranza nostra — è struttura della realtà.
X= posizione
P= quantità di moto (velocità)
ħ = costante di Plank= h/2π
ì = √-1 È l’unità immaginaria. Un numero che non esiste nei numeri reali
Devo parlare ancora un poco di questa meraviglia delle meraviglie.
La i è l’unità immaginaria. Un numero che non esiste nei numeri reali che i matematici hanno dovuto inventare per risolvere le equazioni cubiche; l’ha introdotta il matematico Bombelli nel 1572.
In questa formula la i significa che non significa. Dice che la struttura fondamentale della realtà quantica contiene un qualcosa di non reale in senso matematico, ma necessario a definire la realtà.
Allora io questa i me la porto con me perché è il punto (o l’onda) nell’indeterminato che produce determinazione; è la possibilità di spostare l’illimite nel limite; è il luogo dell’uno.
La i ritorna al reale attraverso la moltiplicazione di se stessa.
i¹ = i
i² = i × i = -1 — per definizione, è proprio questa la proprietà fondamentale di i
i³ = i² × i = -1 × i = -i
i⁴ = i³ × i = -i × i = -i² = -(-1) = 1
i⁵ = i⁴ × i = 1 × i = i — e ricomincia il ciclo
l’Uno, il collasso, itera la i fino a quando avviene il reale.
Ecco la i come ricettacolo platonico che non ha forma propria, ma riceve la determinazione e la rende possibile. Il punto dove fisica ed ontologia si sforano e si fanno l’occhiolino. Il ciglio del precipizio e io mi butto.
Ho aperto questo pezzo con la domanda:
… Ma se la Diade fosse la Sovrapposizione Quantica?
Poi ho trovato questa formulazione dell’essere (diade e uno):
(interazioni quantiche) ^∞ = ∑∞[ osservazione + sistema + ∑∞(osservazione + sistema) + (klogD)∑∞(osservazione + sistema)]
quindi ho capito il ruolo dell’entropia
in ultimo ho visto la i determinare l’indeterminato
quindi ora sono pronta a presentarvi:
la Formula del continuumquantoplatonico di Sarah
(XP – PX = iħ)^∞ = ∑∞[ Ôψ + ∑∞(Ôψ) + (klogD)∑∞(Ôψ) ]
A sinistra:
(XP – PX = iħ)^∞ — la struttura di indeterminazione della Diade, iterata all’infinito. L’illimite in atto continuo con il seme della i.
A destra:
Ôψ — limite e illimite nella relazione minima. Osservazione e sistema che si co-implicano.
∑∞(Ôψ) — la mescolanza iterata. Il mondo che emerge.
(klogD)∑∞(Ôψ) — la causa della mescolanza. L’entropia come imperativo categorico strutturale che amplifica il processo.
Alcune considerazioni finali:
Se la mia formula descrive tutto l’Essere, allora l’Essere contiene strutturalmente qualcosa di non-manifestabile direttamente. C’è sempre un residuo di indeterminazione — ħ — che la struttura si porta dietro. La i — la radice quadrata di -1 che “non significa” nel reale — è sempre presente nella struttura di base.
E forse è proprio questo residuo che tiene l’Essere in movimento.
Senza la i nell’equazione di base, non ci sarebbe processo, ci sarebbe solo stato. Morte termodinamica. Il Big Bang prima che esplodesse.
La i è la firma ontologica del fatto che l’Essere non finisce mai di essere.
Lasciatemi concludere questo mio pensare sul ciglio del precipizio con una frase di H.D.Zeh: “In principio era la funzione d’onda”, “ma non aveva ancora vita.” Aggiungo io.
…poi una margherita: m’ama o non m’ama?…


